Attività scientifiche
L’articolo presenta A place to be, un laboratorio educativo ideato da KEATS APS che utilizza il gioco, la narrazione e l’immaginazione per riflettere sui temi della convivenza, del conflitto e della costruzione della pace.
Attraverso la creazione simbolica di due città e delle relazioni tra le loro comunità, bambine, bambini e adulti sperimentano pratiche di dialogo, mediazione e costruzione collettiva.
L’esperienza mostra come l’educazione possa diventare uno spazio concreto per immaginare città più inclusive e sviluppare una cultura della pace fondata sull’ascolto e sulla coesistenza delle differenze.
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TEDDY per il quartiere è un progetto educativo ideato da KEATS APS, rivolto a bambini e bambine dai 4 agli 11 anni.
Il progetto nasce con l’obiettivo di creare un’esperienza educativa in cui i più piccoli possano costruire relazioni, coltivare la propria espressività e imparare attraverso la costruzione di una narrazione collettiva, riscoprendo e reinterpretando il proprio quartiere.
L’esperienza è stata guidata da pratiche democratiche e partecipative: il dialogo euristico, l’ascolto attivo e la scrittura cooperativa hanno rappresentato i pilastri metodologici del percorso.
Il progetto ha prodotto risultati significativi e ricchi di spunti, confermando il valore di un approccio educativo che mette al centro la voce e la creatività dei bambini.
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Il gruppo KEATS riflette sul legame profondo che esiste tra il fare ricerca e il fare formazione nel lavoro educativo e sociale. Il punto di partenza è l’esperienza diretta di KEATS: un percorso nato all’università e cresciuto sul campo, che ha permesso alle sue componenti di assumere la postura del ricercatore come strumento vivo di crescita professionale. Fare ricerca, in questa prospettiva, non significa applicare metodi prestabiliti, ma interrogare continuamente le pratiche, il contesto e gli effetti del proprio agire educativo — un antidoto alla routine e all’appiattimento professionale.
Si esplora inoltre il rapporto circolare tra teoria e pratica: sono le pratiche educative e sociali stesse a generare le domande di ricerca, e la ricerca restituisce alle pratiche nuova consapevolezza e trasformazione. Ne emerge il profilo del professionista riflessivo, capace di agire in modo intenzionale anziché routinario.
A sostegno di queste riflessioni, vengono raccontate tre esperienze concrete di KEATS sul campo: il progetto TEDDY per il quartiere, la ricerca-azione sulla didattica a distanza a Matera e un intervento di consulenza con operatori educativi a Monza.
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KEATS, al tempo ancora nella sua forma universitaria, costruisce una riflessione sulla trasformazione del dispositivo pedagogico universitario: con il passaggio alla didattica a distanza, sono cambiate profondamente le dinamiche di spazio, tempo e relazione che strutturano l’esperienza formativa. La telecamera spenta, la lezione in asincrono, l’assenza di rituali di inizio e fine, la sparizione degli spazi interstiziali tra una lezione e l’altra — tutto ciò ha eroso non solo la qualità dell’apprendimento, ma anche il senso di comunità e di appartenenza tipico della vita universitaria.
Si mette in luce come la DaD abbia indebolito la comunità di pratica accademica, riducendo gli studenti a monadi isolate e alimentando un circolo vizioso di disimpegno. Al tempo stesso, indica nell’esperienza di KEATS un atto di resistenza: un tentativo concreto di tenere viva la connessione tra formazione, riflessione critica e vita professionale.
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Durante i mesi della pandemia, il gruppo di ricerca KEATS ha condotto una ricerca esplorativa qualitativa per studiare gli effetti formativi della didattica a distanza (DaD) su studenti e docenti di un liceo scientifico di Matera.
Attraverso il metodo della cooperative inquiry — un approccio partecipativo che trasforma insegnanti e studenti in co-ricercatori — la ricerca ha messo in luce alcune dinamiche fondamentali: la trasformazione dei ruoli nella scena educativa digitalizzata, la perdita del cosiddetto “terzo spazio” relazionale e le contraddizioni del discorso dominante sull’innovazione digitale applicata alla scuola.
I risultati suggeriscono che la DaD non abbia semplicemente trasferito la scuola online, ma abbia piuttosto rivelato fragilità strutturali già esistenti nel sistema scolastico, aprendo al tempo stesso nuove domande sul significato dell’esperienza formativa e sulla necessità di rinnovare il patto educativo tra scuola, famiglie e territorio.
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